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Chiedere alle banche di rafforzare il loro patrimonio e contemporaneamente di erogare più credito a famiglie e imprese sembra impossibile. E infatti le condizioni dei crediti in Europa hanno continuato a peggiorare. La chiusura dei rubinetti delle banche è rallentata ma non si è ancora arrestata come le stesse banche avevano previsto poco tempo fa. E il motivo principale va cercato proprio nei più stringenti requisiti patrimoniali: le banche irrigidiscono le condizioni dei finanziamenti perché sono costrette a rafforzare il loro capitale.

È paradossale ma è così: la necessità internazionale di avere istituti più solidi si sta trasformando in un boomerang per imprese e famiglie. Certo,  i nuovi dati sulla massa monetaria hanno dimostrato che l’effettiva erogazione di credito ai privati a dicembre ha smesso di calare (da -0,7% a 0%). Ma lo studio della Bce dimostra che le banche ancora hanno un atteggiamento restrittivo.

Il credito nel Vecchio continente continua a contrarsi, seppur in modo più blando rispetto a prima. Nel quarto trimestre del 2015 la percentuale di banche che ha applicato condizioni restrittive sul credito alle imprese è stata del 3% superiore alla percentuale di banche che invece ha allargato i cordoni: livello ben più basso rispetto all’8% del terzo trimestre e al clamoroso 21% del secondo. Questo significa che la situazione migliora, ma non abbastanza. E, soprattutto, non tanto quanto le stesse banche avevano previsto, dato che precedentemente si erano dette convinte che per fine 2015 la stretta creditizia sarebbe terminata.
mutuoDati simili per le erogazioni di mutui. Le banche che hanno “stretto” sono state il 3% in più di quelle che hanno allentato le condizioni dei finanziamenti per la casa: anche in questo caso il miglioramento è forte rispetto alle percentuali dei trimestri precedenti (14% e 22%), ma ancora non sufficiente per uscire dal tunnel della morsa creditizia. Peggio ancora per il credito al consumo, dato che la percentuale netta di banche che continua a “stringere” è del 10%, contro il 13% nel terzo trimestre 2015. Incerto anche il futuro. Le banche prevedono un lieve peggioramento sul fronte delle imprese nel primo trimestre 2014, dato che la percentuale netta di istituti più rigidi salirà dal 3% al 4%. E questo non è un bene, soprattutto se si considera che tre mesi fa le stesse banche prevedevano credito più fluido per l’inizio del nuovo anno. Lievemente migliori le prospettive per i mutui, che dovrebbero frenare un po’ meno rispetto a fine 2015.
L’aspetto più interessante è che le ragioni della stretta non riguardano le previsioni economiche o i problemi di liquidità delle banche. Anzi: questi elementi stanno giocando a favore del credito. Le banche europee oggi hanno infatti un più facile accesso al mercato finanziario e, contemporaneamente, hanno anche una maggiore liquidità. Questi due temi (accesso al finanziamento e liquidità) che tanto avevano pesato sul sistema creditizio nel 2008 e nel 2013, a fine anno non erano dunque più visti come problemi. Questo è positivo. Si sono anche allentate le preoccupazioni sull’andamento economico: altro elemento favorevole per i finanziamenti. Allora perché le banche continuano a tirare il freno sul credito? Il motivo è semplice: la loro necessità di rafforzarsi dal punto di vista patrimoniale ha un costo, e questo limita l’erogazione di finanziamenti.

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Da quando è scoppiata la crisi finanziaria, infatti, alle banche è stato chiesto di aumentare il capitale e di migliorarne la qualità (più azioni e meno titoli ibridi). Già oggi gli istituti europei sono più solidi di un tempo: secondo i calcoli più recenti della Bri, nel terzo trimestre del 2012 le prime 20 banche europee avevano un «Core Tier 1» pari al 6,5%, mentre al terzo trimestre 2013 questo indicatore di solidità risultava salito all’8,3%. E in vista di «Basilea 3» la forza delle banche è destinata ad aumentare. Il problema è che questo rafforzamento sta pesando sull’erogazione di nuovo credito. L’effetto paradossale della richiesta di maggiore solidità delle banche, dunque, è che a pagarne le spese sono – almeno ora – imprese e famiglie.
Un altro elemento che pesa sull’erogazione del credito è poi la scarsa domanda. Le imprese che hanno ridotto la richiesta di finanziamenti sono state l’8% in più di quelle che l’hanno aumentata. Sebbene questo dato sia migliore del 20% precedente, questo dimostra che l’attività industriale ancora langue. Motivo: ci sono pochi investimenti (-34%), poche fusioni (-24%) e contemporaneamente si assiste a un crescente ricorso a fonti alternative di finanziamento come i bond. Cresce invece la domanda di mutui da parte delle famiglie: segnale che il mercato immobiliare migliora.

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